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	<title>EtnAlcantaraEtnAlcantara &#187;  &#187; Ambiente</title>
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	<description>La natura si può ammirare maggiormente nelle cose più piccole</description>
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		<title>Megaliti</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Mar 2015 17:43:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ALLA SCOPERTA DEI MEGALITI DELL’AGRIMUSCO di E. Crimi  - Come il misterioso simbolo fallico della fertilita&#8217; situato nel bassipiano di Orgale nei pressi di Castiglione di Sicilia, un altro luogo da visitare, denso di grande fascino e mistero, è il sito preistorico dei megalitici sull’altipiano dell’Agrimusco, dove l’estrema propaggine orientale dei monti Nebrodi si salda [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="color: #008000;">ALLA SCOPERTA DEI MEGALITI DELL’AGRIMUSCO</span></h1>
<p><span style="color: #999999;"><em>di E. Crimi</em></span></p>
<h5 style="text-align: justify;"> - Come il misterioso simbolo fallico della fertilita&#8217; situato nel bassipiano di Orgale nei pressi di Castiglione di Sicilia, un altro luogo da visitare, denso di grande fascino e mistero, è il sito preistorico dei megalitici sull’altipiano dell’Agrimusco, dove l’estrema propaggine orientale dei monti Nebrodi si salda con la parte occidentale dei monti Peloritani, e precisamente, in comune di Montalbano Elicona, in provincia di Messina. Sin dall’alba del mondo sappiamo che i Megaliti dell&#8217;Agrimusco, e tutti gli altri sparsi per il mondo, hanno sempre rappresentato dei veri e propri misteri e la storia antica dell’uomo è ricca di fatti inspiegabili e non comuni.</h5>
<p><a href="http://www.etnalcantara.it/wp-content/uploads/2015/03/Megaliti.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-377" src="http://www.etnalcantara.it/wp-content/uploads/2015/03/Megaliti.jpg" alt="Megaliti" width="700" height="480" /></a></p>
<h5 style="text-align: justify;">Su questi straordinari monumenti rupestri, conosciuti anche con il nome di &#8220;Menhir&#8221;, sappiamo ben poco, sia sul senso o funzione della loro esistenza e ancor meno notizie abbiamo riguardo i loro creatori. Le ipotesi riguardo questi grossi blocchi di pietra arenaria sono diverse, come diverse sono le discordanze anche tra gli studiosi. Molti di essi sostengono che si tratta di manufatti riconducibili a consuetudini religiose con riti primordiali collegati alla simbologia della fertilità, altri sostengono un significato con finalità archeo-astronomiche, in quanto orientati e collegati con i punti cardinali, ai quali riconoscere una funzione antesignana di osservazione degli astri, dei cicli delle stagioni, equinozi e solstizi, da sempre date mistiche e venerate dalle antiche civiltà sparse in tutto il mondo conosciuto. Infine, alcuni ricercatori li accostano a miti e fantastiche leggende di giganti che si dedicavano alla pastorizia, ma anche storie umane, arcaiche ma reali, dove la vita delle sue creature ha seguito il suo percorso di naturale straordinarietà pari solo a se stessa.</h5>
<p><a href="http://www.etnalcantara.it/wp-content/uploads/2015/03/Megaliti-Agrimusco.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-378" src="http://www.etnalcantara.it/wp-content/uploads/2015/03/Megaliti-Agrimusco.jpg" alt="Megaliti Agrimusco" width="700" height="467" /></a></p>
<h5 style="text-align: justify;">Lasciando l’opinabile ai sognatori, nella realtà indiscutibile, queste formazioni rocciose sono particolari monumenti costituiti da grandi blocchi di roccia arenaria, grossolanamente squadrati, piantate nel suolo la cui area di diffusione è molto ampia in tutto il mondo, a rappresentare le testimonianze più antiche dell’architettura preistorica. Queste maestose sculture, hanno sempre attratto l’interesse di ricercatori e la curiosità di semplici escursionisti, impegnati nella ricerca continua di testimonianze del passato, di natura antropologica e naturalistica, dalle quali potere risalire alle epoche di utilizzo, all’uso che si è fatto da parte dei vari frequentatori ed alle particolari condizioni ambientali di una determinata area. Insomma, da sempre questi “monumenti” hanno rappresentato un intrecciato motivo di studio storico ed anche geologico dell’intrigante prodigio dell&#8217;erosione naturale, dell’azione modellante del vento e della natura geologica del terreno, o resti di antichi e maestose sculture intagliate nella roccia, frutto dell’opera di popolazioni preistoriche di cui si è persa ogni traccia, nel lento ed incessante scorrere del tempo. Insomma, nessun mistero ma solo la spiritualità che solo un’ambiente suggestivo e incontaminato può elargire ai suoi visitatori.</h5>
<p><a href="http://www.etnalcantara.it/wp-content/uploads/2015/03/Megaliti_Agrimusco.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-379" src="http://www.etnalcantara.it/wp-content/uploads/2015/03/Megaliti_Agrimusco.jpg" alt="Megaliti_Agrimusco" width="641" height="960" /></a></p>
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		<title>Tesori archeologici</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Mar 2015 21:03:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ALLA SCOPERTA DEI TESORI ARCHEOLOGICI DELLA VALLE DEL FIUME ALCANTARA (di E. Crimi) Il misterioso simbolo fallico della fertilita&#8217; in roccia megalitica arenaria, denominata &#8220;Menhir&#8221;, situato nel bassipiano di Orgale nei pressi di Castiglione di Sicilia a pochi passi dalla sponda sinistra del fiume Alcantara. Su questo straordinario monumento rupestre, sappiamo ben poco, sia sul [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5><span style="color: #008000;">ALLA SCOPERTA DEI TESORI ARCHEOLOGICI DELLA VALLE DEL FIUME ALCANTARA</span></h5>
<h6><em>(di E. Crimi)</em></h6>
<h5 style="text-align: justify;">Il misterioso simbolo fallico della fertilita&#8217; in roccia megalitica arenaria, denominata &#8220;Menhir&#8221;, situato nel bassipiano di Orgale nei pressi di Castiglione di Sicilia a pochi passi dalla sponda sinistra del fiume Alcantara. Su questo straordinario monumento rupestre, sappiamo ben poco, sia sul senso o funzione della sua esistenza e ancor meno notizie abbiamo riguardo i sui creatori. La ricerca archeologica lungo il corso del fiume Alcantara nel corso degli anni passati, non può considerarsi abbastanza sistematica, tanto da potere considerarla completa. Lo studio del passato è stato sempre affidato all’iniziativa individuale di pochi al punto che ancora oggi ci troviamo di fronte a poche luci e molte ombre che avvolgono questo eccezionale settore. Gli approfondimenti sono stati modesti e frammentari, ma sono tanti gli indicatori che ci pervengono dal passato che dovremmo attentamente decodificare per comprendere, sviluppare ed esaltare, il modo di vivere dei nostri predecessori. Le ipotesi riguardo questo grosso blocco di pietra arenaria sono diverse, come diverse sono le discordanze anche tra gli studiosi, tuttavia, molti di essi sostengono che si tratta di manufatti riconducibili a consuetudini religiose con riti collegati alla simbologia fallica propiziatoria della fertilità.</h5>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.etnalcantara.it/wp-content/uploads/2015/03/Tesori-archeologici-Alcantara.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-372" src="http://www.etnalcantara.it/wp-content/uploads/2015/03/Tesori-archeologici-Alcantara.jpg" alt="Tesori archeologici Alcantara" width="700" height="467" /></a></p>
<h5 style="text-align: justify;"> Queste maestose sculture, hanno sempre attratto l’interesse di ricercatori e la curiosità di semplici escursionisti, impegnati nella ricerca continua di testimonianze del passato, di natura antropologica e naturalistica, dalle quali potere risalire alle epoche di utilizzo, all’uso che si è fatto da parte dei vari frequentatori ed alle particolari condizioni ambientali di una determinata area. Insomma, da sempre questi “monumenti” hanno rappresentato un intrecciato motivo di studio storico ed anche geologico dell’intrigante prodigio dell&#8217;erosione naturale, dell’azione modellante del vento e della natura geologica del terreno, o resti di antichi e maestose sculture intagliate nella roccia, frutto dell’opera di popolazioni preistoriche di cui si è persa ogni traccia, nel lento ed incessante scorrere del tempo. Insomma, nessun mistero ma solo la spiritualità che solo un’ambiente suggestivo e incontaminato può elargire ai suoi visitatori.</h5>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.etnalcantara.it/wp-content/uploads/2015/03/Tesori-Alcantara-sepolcrale-multipla.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-373" src="http://www.etnalcantara.it/wp-content/uploads/2015/03/Tesori-Alcantara-sepolcrale-multipla.jpg" alt="Tesori Alcantara sepolcrale multipla" width="700" height="467" /></a></p>
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		<title>Grotta dei lamponi</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Mar 2015 21:20:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[LA GROTTA DEI LAMPONI &#8211; Castiglione di sicilia (di E. Crimi) &#8230;&#8230;&#8230; è una importante galleria di scorrimento lavico rinvenuta nel 1965 all’interno delle centenarie lave dei dammusi, in territorio di Castiglione di Sicilia. Le “Lave dei dammusi” sono state originate da una straordinaria colata che interessò la zona a partire dal 1614 e, ad [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="color: #008000;">LA GROTTA DEI LAMPONI &#8211; Castiglione di sicilia</span></h1>
<p><span style="color: #c0c0c0;"><em>(di E. Crimi)</em></span></p>
<h5 style="text-align: justify;">&#8230;&#8230;&#8230; è una importante galleria di scorrimento lavico rinvenuta nel 1965 all’interno delle centenarie lave dei dammusi, in territorio di Castiglione di Sicilia. Le “Lave dei dammusi” sono state originate da una straordinaria colata che interessò la zona a partire dal 1614 e, ad alterne fasi, sino al 1624. Lave dei Dammusi, ovvero, dall’arabo dammus, toponimo oramai in disuso a significare entità vuote, ed accostato come confronto ai tetti delle case antiche. La particolarità di queste lave si riscontra nella loro costituzione a lastroni stratificati o, come definita, “a corde o pahoehoe ” per la conformazione di raffreddamento che ha lasciato degli ampi vuoti o spazi tra una placca e l’altra, per questo comparata ai tetti (dammusi) delle antiche case siciliane, che di solito sotto la volta esterna erano vuoti. Le lave dei dammusi (le concentrazioni più vistose presenti sull&#8217;Etna, sono appunto in territorio di Castiglione di Sicilia e Bronte, strada rurale SS. Cristo-Piano Ginestre) per le loro straordinarie peculiarità orografiche, oggi rappresentano una meta per gitanti comuni, attratti dalla particolarità delle loro forme fuori del comune, mentre rappresentano per gli studiosi una nicchia geologica di notevole interesse finalizzato alla ricerca scientifica, in quanto rivestono grande valore sia per la struttura sopra descritta che per la dovizia di caverne e gallerie di scorrimento. Le caratteristiche della &#8220;Grotta dei Lamponi&#8221; fecero subito pensare ad una interessante scoperta, portata alla luce nel 1965 ad opera di volontari del C.A.I. di Linguaglossa, i quali diedero alla grotta il nome delle piantine di lamponi vegetanti in uno dei suoi ingressi. La genesi di queste grotte vulcaniche segue un processo evolutivo che, come sappiamo, ha origine dalle colate laviche, le quali scorrendo lungo le pendici del vulcano, alle volte si creano dei percorsi per così dire paralleli. La parte esterna, in quanto a contatto con l’atmosfera, tende a raffreddarsi e a solidificarsi prima, mentre il flusso lavico all’interno della colata mantiene il suo calore e continua a scorrere come in una galleria, sino a quando viene alimentato. Quando la colata incomincia ad estinguersi e pertanto il flusso non riceve più propulsione, la condotta si svuota e lascia il posto ad una grotta di scorrimento lavico. A circa 1745 metri di quota, la sua lunghezza di circa 700 metri e il suo dislivello di circa 90 metri, la rendono di grande attrazione e tra le più importanti grotte presenti sul territorio di Castiglione di Sicilia. La grotta dei lamponi si snoda in un’unica e ampia galleria, larga circa 7 metri, avente un’altezza media di circa 3 metri al soffitto, il quale in alcuni punti si presenta crollato ed in altri ricco di stalattiti e scorie laviche o denti di pescecane, come vengono chiamati localmente. Il pavimento, ostruito in alcuni punti da detriti lavici provenienti da cedimenti della volta, testimonia ancora oggi, l’imponente passaggio del magma molto caldo e fluido. Punto d’arrivo di numerosi escursionisti per la sua facilità di individuazione, in quanto adiacente ad una pista forestale, la grotta dei lamponi può essere usata come punto di partenza per l’esplorazione di altre conosciutissime cavità, poste a non molta distanza, sempre nelle lave del 1614-24, su territorio di Castiglione di Sicilia.</h5>
<p><a href="http://www.etnalcantara.it/wp-content/uploads/2015/03/Grotta-dei-lamponi.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-369" src="http://www.etnalcantara.it/wp-content/uploads/2015/03/Grotta-dei-lamponi.jpg" alt="Grotta dei lamponi" width="720" height="461" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Timpa Rossa</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Mar 2015 21:16:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[IL RIFUGIO DI TIMPA ROSSA &#8211; Castiglione di Sicilia (di E. Crimi) &#8230;. &#8230;.nella incontaminata faggeta etnea di Timpa Rossa, in territorio di Castiglione di Sicilia, la mano dell’uomo, complice un ambiente ancora incontaminato, ha saputo realizzare un manufatto di rara bellezza. Incastonato in un pianoro naturale, troviamo il “Rifugio di Timpa Rossa”, frequentato da [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="color: #008000;">IL RIFUGIO DI TIMPA ROSSA &#8211; Castiglione di Sicilia</span></h1>
<p><span style="color: #c0c0c0;"><em>(di E. Crimi)</em> </span></p>
<h5 style="text-align: justify;">&#8230;. &#8230;.nella incontaminata faggeta etnea di Timpa Rossa, in territorio di Castiglione di Sicilia, la mano dell’uomo, complice un ambiente ancora incontaminato, ha saputo realizzare un manufatto di rara bellezza. Incastonato in un pianoro naturale, troviamo il “Rifugio di Timpa Rossa”, frequentato da tantissimi escursionisti che trovano in esso un punto di riferimento per le escursioni di alta quota che portano verso la cima del vulcano più alto d’Europa. Questo rifugio, per la sua posizione geografica, per la pregevole fattura della struttura, per la sua ubicazione all’interno di una zona boschiva ben conservata, ma anche per le sensazioni intime ed indescrivibili che offre al gitante, può senza dubbio definirsi come massima espressione del connubio natura &#8211; uomo. (Dal libro : &#8220;Alla scoperta del territorio di Castiglione di Sicilia” &#8211; (Enzo Crimi 2001). Ci sono mille motivi per salire fin lassù, per scappare dalla vita caotica e frenetica della città, in cerca di scenari naturali e autentici … e quando siete lassù a passare la notte, sappiate che è un rifugio semplice e spartano, non cercate le comodità cittadine, non siate troppo pigri da non alzarvi e perdere così un&#8217;alba che dopo aver innondato di luce Monte Nero, s&#8217;infila quasi di striscio tra gli alberi di faggio, la sera non siate troppo stanchi e affamati da restare seduti dentro a tavola ma godetevi il calar del sole e il dolce passaggio dal giorno alla notte. Se incontrate il cattivo tempo, non perdetevi il temporale montano estivo, fatto di un composto caos, tra rumori assordanti e mille luci, per poi come d&#8217;incanto veder apparire il sole e poter respirare quell&#8217;aria fresca di “Madre terra” che vi laverà dentro&#8230; Anche solo per uno di questi momenti vale la pena di salire al rifugio di Timpa Rossa. Dopo aver vissuto queste sensazioni, tornerete un po&#8217; più ricchi a valle, pensando che in fondo tutti salgono su una montagna e poi, dopo poco o magari dopo giorni, quando sarete scesi, vi verrà la voglia di tornare ancora lassù, per scoprire un altro rifugio, così da rubare ancora alla montagna un nuovo e indimenticabile ricordo!</h5>
<p><a href="http://www.etnalcantara.it/wp-content/uploads/2015/03/Rifugio-Timpa-Rossa.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-366" src="http://www.etnalcantara.it/wp-content/uploads/2015/03/Rifugio-Timpa-Rossa.jpg" alt="Rifugio Timpa Rossa" width="700" height="525" /></a></p>
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		<title>Rifugio Santa Maria del bosco</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Mar 2015 21:12:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[IL RIFUGIO FORESTALE DI SANTA MARIA DEL BOSCO SUI MONTI NEBRODI (di E. Crimi) Oggi visiteremo una perla dei Nebrodi&#8230;.eppure, chi ama viaggiare senza fretta e in punta di piedi, dotato solamente di animo contemplativo, all’interno del territorio di Randazzo, trova il giusto equilibrio tra rumori e silenzi, tra inquietudine e distensione, emozioni uniche che [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h4><span style="color: #008000;">IL RIFUGIO FORESTALE DI SANTA MARIA DEL BOSCO SUI MONTI NEBRODI</span></h4>
<p><span style="color: #c0c0c0;"><em>(di E. Crimi)</em></span></p>
<h5 style="text-align: justify;">Oggi visiteremo una perla dei Nebrodi&#8230;.eppure, chi ama viaggiare senza fretta e in punta di piedi, dotato solamente di animo contemplativo, all’interno del territorio di Randazzo, trova il giusto equilibrio tra rumori e silenzi, tra inquietudine e distensione, emozioni uniche che solo da queste parti la natura può elargire a chi di essa ne ama le sue essenze più pure. Raggiungere il rifugio di Santa Maria del bosco è alquanto semplice. Questo percorso inizia dal centro abitato di Randazzo e attraverso l’estrema propaggine sud-orientale dei Nebrodi, si spinge sino alle sorgenti del fiume Alcantara, in pieno territorio di Floresta. Lasciando il centro abitato di Randazzo attraverso l’antica porta Aragonese, si imbocca la SS. 116 (Randazzo – Capo d’Orlando), da qui, dopo avere oltrepassato il suggestivo ponte in pietra lavica sul fiume Alcantara, a circa 700 metri si svolta a sinistra e ci si immette su un percorso dal quale non ci si può esimere nel restare straordinariamente colpiti dalla visione del paese di Randazzo che, “difeso” dai balzi lavici e dalle sue mura medievali, si specchia nelle acque del fiume Alcantara e offre al visitatore l’imponente visione dell’Etna che dall’alto della sua possanza sta a guardare. Il percorso risale come per rincorrere a ritroso il corso del fiume, che inizia a scorrere ancora molto più a monte. Dopo avere potuto godere di un paesaggio semplice ma ricco di attrattiva naturalistica, si giunge all’ingresso dell’area demaniale di Santa Maria dei Bosco. Ancora qualche chilometro e ci si potrà dissetare con acqua di sorgente presso l’area attrezzata omonima gestita dall’Azienda Foreste Demaniali della Regione Siciliana. Qui ci si sofferma piacevolmente in un’antica masseria, corredata da tavoli, panche, piani di cottura e persino servizi igienici e qualche gioco per bambini, che rendono la sosta, anche di qualche giorno, ancora più confortevole. Una piccola stanza della masseria, è stata ristrutturata e adibità a luogo di culto religioso, per come probabilmente lo era in origine e in un&#8217;altra stanza, è stato allestito un piccolo museo dell&#8217;arte e tradizione contadina. Insomma, ne vale davvero la pena visitarlo. Questo luogo, consentito al transito delle autovetture soltanto previa autorizzazione dell’autorità forestale, si presta molto per l’escursionismo e il pernottamento di gruppi scouts e scolaresche, numerosissimi nel periodo estivo e soprattutto in primavera.</h5>
<p><a href="http://www.etnalcantara.it/wp-content/uploads/2015/03/Rifugio-Forestale-Santa-Maria-del-Bosco-foto-aerea-E.Crimi_.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-362" src="http://www.etnalcantara.it/wp-content/uploads/2015/03/Rifugio-Forestale-Santa-Maria-del-Bosco-foto-aerea-E.Crimi_.jpg" alt="Rifugio Forestale Santa Maria del Bosco (foto aerea E.Crimi)" width="720" height="480" /></a></p>
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		<title>Colata lavica a bassa quota</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Feb 2015 19:19:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[administrator]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[ Mons Djebel            Dopo la vivace attività stromboliana dei primi giorni, con scosse di terremoto, tremori e bagliori, continua a fasi alterne ma senza sosta, l’attività effusiva dell’Etna che ci regala scenari bellissimi e suggestivi  immagini della lava che rotola sul terreno coperto dalla neve.           La colata proviene da una bocca effusiva posta  in [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #008000;"> Mons Djebel </span></h1>
<h5 style="text-align: justify;">          Dopo la vivace attività stromboliana dei primi giorni, con scosse di terremoto, tremori e bagliori, continua a fasi alterne ma senza sosta, l’attività effusiva dell’Etna che ci regala scenari bellissimi e suggestivi  immagini della lava che rotola sul terreno coperto dalla neve.<br />
          La colata proviene da una bocca effusiva posta  in corrispondenza della parte più bassa della frattura eruttiva sud-occidentale, apertasi il 28 dicembre 2014. Dopo aver attraversato la zona pianeggiante a sud dei crateri sommitali, conosciuta anche come &#8220;Cratere del Piano&#8221;, la colata è passata ad ovest del Monte Frumento Supino dirigendosi verso la zona fra Milia e Galvarina, e dividendosi in due rami principali che già nella mattinata del 2 febbraio scorso, avevano raggiunto una quota poco sotto 2000 mt., senza peraltro rappresentare pericoli immediati.</h5>
<p><a href="http://www.etnalcantara.it/wp-content/uploads/2015/02/IMG_0789.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-351" src="http://www.etnalcantara.it/wp-content/uploads/2015/02/IMG_0789.jpg" alt="IMG_0789" width="640" height="480" /></a></p>
<h5 style="text-align: justify;">           L’Etna viene costantemente monitorata, tuttavia, come spesso capita, il grande Signore del fuoco, al momento preferisce solo fare sentire la sua presenza, attraverso fenomeni di manifestazione, insomma, per così dire: io ci sono!!!</h5>
<p><a href="http://www.etnalcantara.it/wp-content/uploads/2015/02/IMG_0956.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-350" src="http://www.etnalcantara.it/wp-content/uploads/2015/02/IMG_0956.jpg" alt="IMG_0956" width="640" height="480" /></a></p>
<h5 style="text-align: justify;">           L’attività vulcanica nell’area etnea trae le proprie origini in epoche geologiche relativamente recenti, probabilmente nel pleistocene tra 700.000 e 500.000 anni fa, quando a Nord si formava la pianura padano-veneta e nella nostra isola l’Etna o, come veniva chiamato anticamente con un binomio latino-arabo; il Mons Djebel (Mons Gebel), il monte dei monti.<br />
         <a href="http://www.etnalcantara.it/wp-content/uploads/2015/02/IMG_0804.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-353" src="http://www.etnalcantara.it/wp-content/uploads/2015/02/IMG_0804.jpg" alt="IMG_0804" width="640" height="480" /></a><br />
         L’Etna, avente un volume di circa 500 km3, è il vulcano attivo più grande d’Europa e uno tra i più grandi del mondo. Il territorio dell’Etna si innalza dalle rive del mare Jonio sino al cratere centrale, dove il nero delle lave si fonde con l’azzurro del cielo in un’unica tonalità di grande impatto visivo.<br />
<a href="http://www.etnalcantara.it/wp-content/uploads/2015/02/IMG_0771.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-352" src="http://www.etnalcantara.it/wp-content/uploads/2015/02/IMG_0771.jpg" alt="IMG_0771" width="640" height="480" /></a></h5>
<h5 style="text-align: justify;">          La sua base ha una forma quasi ovale di circa 1.600 km2, con l’asse maggiore, in direzione Nord-Sud, lungo circa 60 km e quello minore, in direzione Est-Ovest, di circa 40 km. Il perimetro, di 150 km, è segnato dai fiumi Simeto ed Alcantara e, per circa 30 km, dal Mar Ionio. A Sud, la piana di Catania separa il vulcano dai Monti Iblei, più antichi e di origine vulcanica; a Nord, invece, l’Etna confina con i Monti Peloritani, costituiti prevalentemente da rocce granitiche.<br />
          Le prime eruzioni sottomarine e quindi l’accumularsi delle numerose lave di base, sommate ad un generale sollevamento tettonico dell’area, provocavano l’emersione di tutta la zona, dove prima esisteva un grande golfo, che oggi possimo individuare tra i corsi dei fiumi Alcantara a Nord e Simeto a Sud-Ovest.  </h5>
<p><a href="http://www.etnalcantara.it/wp-content/uploads/2015/02/IMG_0948.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-354" src="http://www.etnalcantara.it/wp-content/uploads/2015/02/IMG_0948.jpg" alt="IMG_0948" width="640" height="480" /></a></p>
<h5 style="text-align: justify;"> &#8221; &#8230;vedemmo l&#8217;Etna ondeggiante dalle fornaci spaccate e rotolare sfere di fiamme e macigni di lava, allora, io ero la, sulla più alta delle montagne, e tutto intorno a me c’era l’intero cerchio del mondo.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">          E mentre ero la, vidi più di ciò che posso dire e capii più di quanto vidi; perché stavo guardando in maniera sacra la forma spirituale di ogni cosa e la forma di tutte le cose che, tutte insieme, sono un solo essere &#8220;l&#8217;Etna, il grande Signore del fuoco&#8221;</h5>
<p><em>(E. Crimi)</em></p>
<p><a href="http://www.etnalcantara.it/wp-content/uploads/2015/02/IMG_0999.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-355" src="http://www.etnalcantara.it/wp-content/uploads/2015/02/IMG_0999.jpg" alt="IMG_0999" width="640" height="480" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Gaia</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Feb 2015 18:06:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[administrator]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[GAIA, IL PIANETA VIVENTE (di E. Crimi)           Sulla terra siamo circa 7 miliardi di persone, abbiamo plasmato il mondo a nostra immagine, abbiamo costruito immense città dove viviamo, abbiamo realizzato porti e spianato isole per costruire le nostre fabbriche, con le nostre navi trasportiamo persino le foreste. La terra ci ha consegnato le sue [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="color: #008000;">GAIA, IL PIANETA VIVENTE</span></h1>
<p><em>(di E. Crimi)</em></p>
<h5 style="text-align: justify;">          Sulla terra siamo circa 7 miliardi di persone, abbiamo plasmato il mondo a nostra immagine, abbiamo costruito immense città dove viviamo, abbiamo realizzato porti e spianato isole per costruire le nostre fabbriche, con le nostre navi trasportiamo persino le foreste. La terra ci ha consegnato le sue immense ricchezze naturali e tutte le forme di vita sulla terra sono a noi sottomesse. Comprendiamo le conseguenze del nostro potere? Frughiamo incessantemente in ogni angolo del globo per nutrirci, siamo diventati i più grandi predatori.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">          Inquinamenti, disboscamenti, riscaldamento globale, sfruttamento massiccio delle risorse naturali, questo nostro viaggio ci ha portati molto lontano ed è arrivato il momento di renderci conto di cosa sta accadendo. La terra è talmente estesa che siamo arrivati a credere che abbia risorse talmente infinite, ma ci sbagliamo, il nostro pianeta ha una limitata capacità di rinnovamento che dobbiamo assolutamente imparare a gestire. Questa è la ragione per cui sin dall’origine, tutto ciò che vive sulla terra rispetta regole e ritmi è il principio della legge della natura, e noi vogliamo restare sulla terra? Vogliamo avere un posto per noi anche un domani? Forse l’uomo, con la sua mente piccola, non ha ancora la piena consapevolezza della gravissima crisi ambientale che sta vivendo. L’umanità sta commettendo un grave errore, la “Madre terra” da dove veniamo sembra così lontana. Non guardiamo più alla bellezza del pianeta ma solo a quanto può fare per la nostra specie e cosa ci permette di produrre.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">          Tutto ciò che vive intorno a noi è danneggiato dalla nostra esistenza. Lasciamo impronte ovunque andiamo. Forse stiamo sognando se pensiamo di andare avanti con questa frenetica crescita senza che vi siano conseguenze. Forse non è lontano il momento in cui l’umanità dovrà guardarsi allo specchio e fare i conti con un forviante concetto di progresso e di sviluppo a tutti i costi, forse arriverà il tempo di trovare radicali soluzioni ad un quadro globale devastante che, di giorno in giorno, si aggrava sempre di più.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">          L’uomo può evolversi solo se capisce che è in armonia con la collettività. Pur sapendo cosa sta accadendo, non possiamo più cambiare il corso degli avvenimenti, ma forse una nostra coscienza collettiva innescherà una reazione a catena e salverà la nostra specie se reagiremo in tempo. Il pianeta è nostro… e ora… dove andremo? Come siamo arrivati a questo punto in cui non vediamo più ciò che ci circonda? Per capirlo dobbiamo tornare indietro sino alle origini.</h5>
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		<title>Grotta del gelo</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Feb 2015 19:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[administrator]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[RANDAZZO E LA GROTTA DEL GELO           La Grotta del Gelo è la cavità di origine vulcanica più conosciuta dell&#8217;Etna, si è formata a circa 2040 m. slm sul versante nord-occidentale dell’Etna, in territorio di Randazzo, ha uno sviluppo di circa 125 metri e un dislivello di metri 30 circa. Anticamente utilizzata dai pastori per [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="color: #008000;">RANDAZZO E LA GROTTA DEL GELO</span></h1>
<p style="text-align: justify;">          La Grotta del Gelo è la cavità di origine vulcanica più conosciuta dell&#8217;Etna, si è formata a circa 2040 m. slm sul versante nord-occidentale dell’Etna, in territorio di Randazzo, ha uno sviluppo di circa 125 metri e un dislivello di metri 30 circa. Anticamente utilizzata dai pastori per abbeverare il gregge, oggi è meta ambita dell’escursionismo etneo. Infatti, l’affascinante spettacolo offerto dalla visione di un piccolo ghiacciaio rappresentato da un consistente deposito naturale perenne di neve ghiacciata, ha stimolato da sempre la curiosità degli escursionisti che ritengono la grotta, certamente una delle più note delle oltre 220 presenti sull’Etna.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.etnalcantara.it/wp-content/uploads/2015/02/La_grotta_del_gelo.jpg.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-383" src="http://www.etnalcantara.it/wp-content/uploads/2015/02/La_grotta_del_gelo.jpg.jpg" alt="La_grotta_del_gelo.jpg" width="700" height="479" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Da sempre la grotta del gelo ha rappresentato un intrecciato motivo di studio storico ed anche geologico dell’intrigante mondo ipogeo e del suo lento ed incessante scorrere del tempo. Un affascinante ed inconsueto viaggio all’interno delle recondite profondità, immersi in un silenzio magico, laddove in piena estate il ghiaccio cede il posto ad incantate ombre che si incontrano e si confondono in un gioco sempre nuovo ma occulto, che profuma di misterioso e arcano, ma che ogni piccola disattenzione può trasformarsi in rischiosa trappola. Il suo nome è la sua notorietà, sono dovuti alla sua caratteristica di mantenere una gran massa di ghiaccio al suo interno per quasi tutto il periodo dell’anno, ciò dovuto alla neve che viene spinta dal vento al suo interno facilitata dalla lieve inclinazione del suolo, alle infiltrazioni dell’acqua che si congela per le temperature fredde e al difficile scambio termico con l’ambiente esterno. Con queste condizioni climatiche, la massa glaciale, trovando condizioni di temperatura più favorevoli, ha eseguito una traslazione sul fondo della grotta dove mantiene il suo spessore, rendendo a periodi impraticabile il cunicolo finale.</p>
<p style="text-align: justify;">Per visitarla in primavera, si procede con l’utilizzo di attrezzatura alpinistica tra cumuli di neve presenti sin dall’inizio della galleria e attraverso stallatiti di ghiaccio pendenti dalla volta e un scivoloso strato di ghiaccio, si arriva ad un piccolo ambiente pianeggiante coperto da uno tappeto di ghiaccio cristallino, dal quale traspaiono grossi massi incastonati al suo interno. Da questo si dipartono due gallerie &#8220;rivestite&#8221; dal ghiaccio invernale: la prima diventa quasi subito impraticabile a causa della gran massa di ghiaccio, la seconda, più ampia, si sviluppa interamente all’interno del ghiacciaio direzione sud e verso l’uscita.</p>
<div id="attachment_338" style="width: 560px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.etnalcantara.it/wp-content/uploads/2015/02/Grotta-del-gelo.jpg"><img class="wp-image-338 size-full" src="http://www.etnalcantara.it/wp-content/uploads/2015/02/Grotta-del-gelo.jpg" alt="Grotta del gelo" width="550" height="413" /></a><p class="wp-caption-text">Stalattiti di ghiaccio nella grotta del gelo</p></div>
<p style="text-align: justify;">          La Grotta del Gelo rappresenta un caratteristico esempio di cavità ipogea originata da meccanismi eruttivi, essendo stata prodotta dal parziale svuotamento di una colata lavica, ed è abbastanza singolare per la notevole ampiezza che supera quella media delle comuni grotte laviche. Essa si apre a monte e precisamente nella parte iniziale delle famose “lave dei dammusi” che costituiscono il prodotto dell’eruzione che in diverse fasi e per 10 anni (1614-1624) interessò il versante settentrionale dell’Etna. Si tratta di una grotta di scorrimento lavico che segue un processo evolutivo che ha origine dalle colate laviche, le quali scorrendo lungo le pendici del vulcano, alle volte si creano dei percorsi per così dire paralleli. La parte esterna, in quanto a contatto con l’atmosfera, tende a raffreddarsi e a solidificarsi prima, mentre il flusso lavico all’interno della colata mantiene il suo calore e continua a scorrere come in una galleria, sino a quando viene alimentato. Quando la colata incomincia ad estinguersi e pertanto il flusso non riceve più propulsione, la condotta si svuota e lascia il posto ad una grotta di scorrimento lavico.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.etnalcantara.it/wp-content/uploads/2015/02/Grotta_del_gelo.jpg.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-382" src="http://www.etnalcantara.it/wp-content/uploads/2015/02/Grotta_del_gelo.jpg.jpg" alt="Grotta_del_gelo.jpg" width="700" height="380" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Attualmente la Grotta del Gelo non gode di ottima salute. Infatti, mentre all’inizio della sua formazione avvenuta verosimilmente verso la prima metà del XVII secolo, cioè qualche decina di anni dopo la fine dell’eruzione all&#8217;interno della quale si formò, il ghiaccio della cavità raggiungeva uno spessore di circa 2 metri, in questi ultimi anni il ghiaccio al suo interno si assottiglia sempre di più, tanto che a estate inoltrata ne rimane pochissimo e pertanto, essa perde il suo fascino. Ciò è dovuto probabilmente alle variazioni climatiche che stanno interessando il nostro pianeta, alle temperature meno rigide e nevicate sempre meno abbondanti, ai numerosi movimenti sismici del terreno che creano infiltrazioni d’aria che indeboliscono le proprietà coibenti della grotta e non ultimo, al disordinato afflusso dei visitatori che certamente andrebbe regolamentato.</p>
<p><em> - E. Crimi -</em></p>
<div id="attachment_340" style="width: 643px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.etnalcantara.it/wp-content/uploads/2015/02/Grotta_del_gelo.jpg"><img class="wp-image-340 " src="http://www.etnalcantara.it/wp-content/uploads/2015/02/Grotta_del_gelo.jpg" alt="" width="633" height="413" /></a><p class="wp-caption-text">Gruppo di escursionisti in visita alla Grotta del gelo</p></div>
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		<title>I Calanchi</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Feb 2015 18:52:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[administrator]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[I CALANCHI – (di E. Crimi) –            Il calanco è un fenomeno complesso di franamento ed erosione dei terreni fortemente argillosi, tipico del clima mediterraneo. Affinchè questo si formi, sono necessarie alcune condizioni ed in particolare, è necessario che il terreno sia prevalentemente argilloso ma con una certa percentuale di sabbia, i versanti siano [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="color: #008000;">I CALANCHI</span></h1>
<h6><span style="color: #999999;"><em>– (di E. Crimi) –</em></span></h6>
<p style="text-align: justify;">           Il calanco è un fenomeno complesso di franamento ed erosione dei terreni fortemente argillosi, tipico del clima mediterraneo. Affinchè questo si formi, sono necessarie alcune condizioni ed in particolare, è necessario che il terreno sia prevalentemente argilloso ma con una certa percentuale di sabbia, i versanti siano con pendenza elevata ma non eccessiva, i terreni siano esposti preferibilmente a sud, il suolo sia sottile e il clima caratterizzato da fenomeni temporaleschi e stagioni secche. L’argilla è un terreno formato da particelle microscopiche di forma lamellare, che aderiscono fra loro. In questi terreni, le gocce d’acqua di un temporale penetrano attraverso le fessurazioni, provocano la disgregazione di piccole particelle di terra e favoriscono il rigonfiamento, indi l’azione solare provoca il ritiro e le spaccature, definite desquamazioni e spappolamento delle argille. In terreni a forte pendenza, una volta spappolata l’argilla viene messa in movimento dal ruscellamento dell’acqua piovana e sottoforma di fiume di fango, prima in forma lieve, poi, asportando ulteriori particelle di terra, in forma sempre più grave, fino a scaricare e smantellare il monte che tende ad essere livellato, si riversa sui campi, sulle strade e i centri abitati, creando danni alle persone e alle cose. Una volta per la sistemazione dei calanchi si adoperavano mezzi meccanici per il modellamento delle creste, o esplosivi, o correttivi del terreno, o prodotti chimici che modificavano la natura stessa dei terreni (flacculazione dell’argilla).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.etnalcantara.it/wp-content/uploads/2015/02/Calanco.jpg"><img class="alignnone  wp-image-335" src="http://www.etnalcantara.it/wp-content/uploads/2015/02/Calanco-300x201.jpg" alt="Calanco" width="622" height="417" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Oggi creando la regimazione delle acque con canali erodenti sulle creste e canaletti di raccolta negli impluvi, si cerca di eliminare le acque superficiali, impedire le colate fangose, facilitare l’attecchimento della vegetazione e accelerando la demolizione delle creste. Il terreno si spoglia rapidamente del suolo, i rigagnoli s’ingrandiscono e si approfondiscono creando dei fossi e aumentando di numero fino a disegnare un fitto reticolo idrografico in miniatura, con vallecole dai fianchi ripidissimi in cui l’erosione di fondo è più veloce di quella laterale. Nella parte alta del calanco, invece, la pendenza è così elevata che il terreno argilloso non può essere stabile: piccole frane si staccano continuamente, provocando l’arretramento del calanco fino alla sommità della collina. I minerali che compongono l’argilla contengono poche sostanze nutritive, pertanto, se le condizioni sono favorevoli al fenomeno, la velocità di erosione è superiore a quella di pedogenesi, cioè alla formazione di suolo adatto ad ospitare vegetazione, ne consegue che le radici delle piante penetrano con difficoltà, respirano male e attecchiscono faticosamente.</p>
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		<title>Tutela ambientale</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Feb 2015 20:36:23 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[ANNOTAZIONI DI TUTELA AMBIENTALE (di E. Crimi) All’inizio il patrimonio naturalistico donatoci dalla “Madre Natura” era puro e incontaminato, mantenuto tale dalla sola catena della vita. Sulla terra siamo circa 7 miliardi di persone, sin dalla nostra prima comparsa sul pianeta, abbiamo modificato a nostro vantaggio gli ambienti naturali per cacciare, coltivare, spostarci, costruire. Abbiamo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="color: #008000;">ANNOTAZIONI DI TUTELA AMBIENTALE</span></h1>
<h5><span style="color: #c0c0c0;"><em>(di E. Crimi)</em></span></h5>
<h5 style="text-align: justify;">All’inizio il patrimonio naturalistico donatoci dalla “Madre Natura” era puro e incontaminato, mantenuto tale dalla sola catena della vita. Sulla terra siamo circa 7 miliardi di persone, sin dalla nostra prima comparsa sul pianeta, abbiamo modificato a nostro vantaggio gli ambienti naturali per cacciare, coltivare, spostarci, costruire. Abbiamo plasmato il mondo a nostra immagine, abbiamo costruito immense città dove viviamo, abbiamo realizzato porti e spianato immensi territori per costruire le nostre fabbriche, con le nostre navi trasportiamo persino le foreste. La terra ci ha consegnato le sue immense ricchezze naturali e tutte le forme di vita sul pianeta sono a noi sottomesse. Comprendiamo le conseguenze del nostro potere? Frughiamo incessantemente in ogni angolo del globo per nutrirci, siamo diventati i più grandi predatori delle risorse naturali, questo nostro viaggio ci ha portati molto lontano ed è arrivato il momento di renderci conto di cosa sta accadendo. La terra è talmente estesa che siamo arrivati a credere che abbia risorse talmente infinite, ma ci sbagliamo, il nostro pianeta ha una limitata capacità di rinnovamento che dobbiamo assolutamente imparare a gestire.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Questa è la ragione per cui sin dall’origine, tutto ciò che vive sulla terra rispetta regole e ritmi è il principio della legge della natura, e noi vogliamo restare sulla terra? Vogliamo avere un posto per noi anche un domani? Tra l&#8217;uomo e l’ambiente nel corso dei millenni si è stabilita una connessione molto stretta che si è prolungata nel corso del tempo fino ai giorni nostri. Poi l’uomo, forse inconsapevolmente, lo ha minacciato con la sua sete di utilizzo della materia prima, per soddisfare i suoi bisogni, lasciando sì che l’interesse personale, egoistico, prevaricasse su quello ambientale. La capacità dell’uomo di incidere sull&#8217;ambiente non era mai stata tale da rischiare di comprometterne l&#8217;esistenza stessa.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Le aree che rischiano maggiormente di soffrire le conseguenze peggiori sono proprio quelle più ricche di biodiversità, spesso costituite da foreste che, in alcune aree geografiche purtroppo, stanno scomparendo a ritmi drammatici, a causa dell&#8217;indiscriminato attacco che l&#8217;uomo sta portando contro di esse. La biodiversità è la vita esistente sulla terra in tutta la sua diversità e comprende tutte le forme di vita, siano esse animali o vegetali, i differenti habitat in cui vivono le specie quali gli ecosistemi come il bosco o le acque, nonché la diversità genetica delle sottospecie, le varietà e le razze. La biodiversità è il risultato di milioni di anni di evoluzione e rappresenta quindi, la base e il potenziale di tutti i processi vitali e le prestazioni degli ecosistemi sul nostro pianeta.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Oggi, con l&#8217;avvento dell&#8217;era industriale, grazie al progresso tecnologico che consente modificazioni su scale prima impensabili, e grazie al numero assai maggiore di esseri umani che vivono sulla terra, l&#8217;impatto dell&#8217;uomo è diventato tale da rischiare di modificare il normale corso degli eventi naturali. L’ambiente naturale rappresenta i valori culturali e spirituali fondamentali per molte comunità umane e tuttavia, la presenza dell’uomo non è stata sempre vantaggiosa per esse e a seconda dei periodi storici, l’uomo ha influito nella loro esistenza, a volte in modo positivo ma anche pesantemente. Infatti, l’uomo ha profondamente alterato l&#8217;ambiente a livello globale, modificando i cicli biogeochimici, cambiando l&#8217;uso del suolo, trasformando il territorio. Tutto ciò ha inevitabilmente condotto alla perdita di un enorme numero di specie che si sono estinte per 100-1000 volte in più rispetto all&#8217;era pre-umana. La distruzione o l’impoverimento degli ecosistemi attraverso la diminuzione del numero degli individui e delle specie, compromette la loro stabilità e provoca un rallentamento dei cicli che si svolgono attraverso di essi.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">La tutela dell’ambiente è oramai diventata una priorità assoluta e di portata nazionale, ogni ipotesi di sviluppo e conservazione dell’ambiente è però condizionata dai continui e preoccupanti attacchi che essi subiscono: inquinamenti, disboscamenti, degrado e incendi, motivi questi che porteranno all’impoverimento del nostro, già precario, patrimonio naturalistico e conseguente modificazione irreversibile dell’ambiente. Solamente a causa degli incendi boschivi, nell’ultimo decennio abbiamo perso in Italia circa 500 mila ettari di bosco; ma è ancora più grave il fatto che non siamo ancora riusciti a ricostituire il prezioso patrimonio boschivo perso. Il bosco, infatti, contribuisce, non solo a stabilizzare il terreno, ma perfino a migliorare il paesaggio svolgendo un compito molto importante ai fini dell’equilibrio naturale. Tale consapevolezza purtroppo non ha frenato taluni attacchi indiscriminati al nostro patrimonio naturalistico che, oltre a creare notevoli danni ai beni economici delle comunità, risultano forieri di disastri ambientali difficilmente quantificabili a breve termine ma certamente aventi gravi ripercussioni sulle generazioni future.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Sono molteplici le grida di allarme che ci pervengono periodicamente dalla comunità scientifica, la terra è in pericolo, l’uomo è in pericolo, e questa nostra prosperosa civiltà dei consumi, sta gettando le basi per una folle e sconsiderata autodistruzione di un pianeta malato, stanco, oltraggiato da uno sfruttamento sconsiderato in cui ogni cosa, animata e inanimata, ha valore unicamente se e in quanto merce, prodotto da vendere. L’amore per la natura deve essere una battaglia continua con chi è privo di intelligenza naturalistica, sia esso uomo comune o un uomo delle Istituzioni, ognuno di noi deve operare per il bene dei valori naturalistici che esprime il territorio, pur nella consapevolezza che non tutte le persone detengono una sensibilità naturalistica e allora, non avendo rispetto per l&#8217;ambiente, esso ne risente e i sintomi sono gli incendi, i disboscamenti, gli inquinamenti, i dissesti idrogeologici, i rifiuti, insomma, la mancanza di rispetto per l’ambiente. I rifiuti, ovvero, la faccia scura della nostra civiltà opulenta, quindi bisogna “educare” la popolazione ad essere più rispettosa verso l’ambiente.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Certamente la repressione non può bastare a controllare e reprimere questo increscioso fenomeno che purtroppo va attribuito ad una causa sociale che scaturisce dallo scarso senso civico e da una marcata presenza di illegalità diffusa, in particolare nelle zone del meridione d’Italia dove più accentuato è il divario culturale relativo alle problematiche ambientali. E’ difficile interagire con chi è privo di cultura dell’ambiente che faccia comprendere la vera importanza del nostro patrimonio naturale. A volte nei comportamenti, anche i più attenti alle problematiche ambientali, si lasciano avvolgere dal torpore spirituale che tende a spegnere l’amore per l’ambiente naturale. Quando sono in discussione gli interessi della collettività, é lo Stato che dovrebbe intervenire. Ma quale Stato, quali Istituzioni? In alcuni casi lo Stato (o chi lo rappresenta) diventa debole e ha paura di avere coraggio nel prendere delle decisioni impopolari, anche quando un territorio volge alla noncuranza e all’oblio.</h5>
<p><a href="http://www.etnalcantara.it/wp-content/uploads/2015/02/TUTELA-AMBIENTALE.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-308" src="http://www.etnalcantara.it/wp-content/uploads/2015/02/TUTELA-AMBIENTALE-664x1024.jpg" alt="TUTELA AMBIENTALE" width="625" height="963" /></a></p>
<h5 style="text-align: justify;">Non bisogna certo avere una mente eccelsa per comprendere che l’interesse del legislatore verso la natura e l’ambiente, sembra oramai una foto sbiadita, che tende a scomparire definitivamente dalle tematiche politico-sociali che si discutono oggi, e allora, come in un gioco onirico, l’animo contemplativo di chi è attento alle problematiche ambientali, molte volte, si infrange sugli irti scogli della noncuranza che i “nostri” politici governanti nutrono verso i beni naturalistici del creato. La conoscenza degli aspetti legislativi attinenti al settore ambientale può rappresentare per l’uomo fonte di arricchimento culturale riguardo a tematiche naturalistiche. Nell’ordinamento giuridico italiano la protezione dell’ambiente, bene che assurge a valore primario e assoluto, è imposta dai precetti costituzionali (La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione &#8211; art. 9 Costituzione Italiana). Inoltre, al di fuori degli ordinamenti scritti dall’uomo, sono sottintese le norme che non amano i codici e che provengono direttamente dal nostro cuore che dobbiamo sapere ascoltare. Pertanto, la configurabilità dell’ambiente come bene giuridico e trascendentale non può essere ignorata e calpestata dall’uomo attraverso tagli continui alle risorse finanziarie, perché essa rappresenta una garanzia per consentire una qualità della vita a livelli accettabili. Eppure, il legislatore con la sua mente piccola, non ha ancora la piena consapevolezza della gravissima crisi ambientale che gli uomini con l’intelligenza naturalistica, figli di questa terra splendida ma martoriata dalla ipocrisia dei “senza anima” stanno vivendo. Una crisi che nessuna ideologia o sistema riusciranno facilmente a oltrepassare, e che non troverà certo soluzione in appelli e impegni sempre meno credibili, sullo scenario di un progresso a tutti i costi a oltraggio dell’ambiente, dell’espansione illimitata a spese dei più deboli e degli egoismi individuali, che chiudono mente e cuore al vero equilibrio della vita.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">L’umanità sta commettendo un grave errore e la “Madre terra” da dove veniamo tutti noi sembra lontanissima e vaga, non guardiamo più alla bellezza del pianeta ma solo a quanto può fare per la nostra specie e cosa ci permette di produrre. Lasciamo impronte ovunque andiamo, il pianeta è nostro e tutto ciò che vive intorno a noi è danneggiato dalla nostra esistenza. E ora, dove andremo? Forse stiamo sognando se pensiamo di andare avanti con questa frenetica crescita senza che vi siano conseguenze per l’ambiente. Come siamo arrivati a questo punto in cui non vediamo più ciò che ci circonda? Quante volte ognuno di noi ha dovuto pensare che alcune circostanze o accadimenti non sono in linea con le dotazioni culturali naturalistiche di un paese civile? Che futuro ha un popolo che non rispetta il suo ambiente naturale? Un grande capo indiano affermava che la terra non appartiene all&#8217;uomo, ma e&#8217; l&#8217;uomo che appartiene alla terra, tuttavia, non possiamo fermarci a degli slogan filosofici che arricchiscono la mente e a volte impoveriscono la praticità giornaliera dell’agire che invece va corroborata.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">E’ necessario conoscere e rispettare le leggi che regolano la natura e preservare dalla distruzione le risorse di cui disponiamo. Talvolta, ci si sente chiedere: l’uomo non può vivere ugualmente bene anche se alle infinite specie di animali e vegetali che si sono estinte nel passato se ne aggiungano ancora delle altre? Non può vivere egualmente bene sottoponendo tutti i boschi a indiscriminati tagli, senza lasciare nessuna area allo stato naturale? Ma perché difendere l’Ambiente? Innanzi tutto dobbiamo difendere gli ambienti naturali e le specie rare per motivi scientifici che rappresentano uno sviluppo di idee, di teorie, il cui primo scopo è cercare di spiegare il mondo in cui viviamo e i suoi fenomeni.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Qualsiasi specie di animali o di vegetali e qualsiasi ambiente ancora preservato all’azione nefasta dell’uomo può prestarsi a studi del più alto interesse, che possono arrecare grandi contributi alla conoscenza delle leggi della natura. Un altro motivo per cui dobbiamo difendere gli ambienti naturali è la salvaguardia della diversità degli esseri viventi, animali o vegetali, risultato di una lunga evoluzione, costituisce una delle più importanti condizioni della stabilità della biosfera nel tempo. La nostra storia di uomini assennati ci porta a volte a &#8220;vivere come vittime&#8221; questa condizione, senza alcuna speranza che tutto può cambiare, usiamo ciò per giustificare le nostre azioni&#8230;questo è frustrante. La percezione che oggi abbiamo seguendo i mass-media, è quella di un Pianeta quale sistema chiuso, nel quale ogni risorsa naturale trova i suoi limiti nella disponibilità e nella capacità di assorbimento dell’ecosistema, in altre parole la coscienza dei limiti dello sviluppo di questa nostra società contemporanea, ha aperto la strada ad un dibattito alquanto profondo e ad una crescente attenzione da parte della comunità scientifica e della società civile.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">La tutela e la salvaguardia dell’ambiente passa attraverso l’apprendimento e lo studio di tutte le componenti che con esso interagiscono. Il rapporto che l’uomo ha saputo nei secoli creare con l’ambiente si fonda proprio su benefici e difficoltà che hanno caratterizzato le attività antropiche che ivi si sono sviluppate e che hanno reso le aree naturalistiche fonte di benessere per la qualità della vita, creatrici di ambiti ricreazionali nonché protagoniste nella conservazione e valorizzazione del patrimonio ambientale, paesaggistico ed idrogeologico. La conservazione dell’ambiente e la salvaguardia della sua funzionalità si pongono in quanto funzionali alla perpetuazione del flusso di utilità che da esso è possibile ritrarre vale per quanto produce, anche se sono beni non facilmente monetizzabili come ossigeno, fauna selvatica, spazio ricreativo, paesaggio, ecc..</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Oggi, nei paesi industrializzati, la società chiede a voce alta questi valori, come il miglioramento della qualità ambientale (aria, acqua non inquinate, ecc.) e della vita anche sotto il profilo paesaggistico, culturale e spirituale. Dunque, l’ambiente come capitale da salvaguardare, nella considerazione del rapporto critico tra crescita ed ecosistema e del processo irreversibile costituito dallo sfruttamento delle risorse non rinnovabili. Forse non è lontano il momento in cui l&#8217;umanità dovrà guardarsi allo specchio e fare i conti con un forviante concetto di progresso e di sviluppo a tutti i costi, forse arriverà il tempo di trovare radicali soluzioni ad un quadro globale devastante che, di giorno in giorno, si aggrava sempre di più. Con un pizzico di auspicabile ottimismo, dobbiamo augurarci che qualcuno, chi deve decidere, si accorga dei propri errori ed arrivi il momento in cui si renda conto che l’inestimabile valore ambientale è meritevole di grande attenzione e tutela. Pur sapendo cosa sta accadendo, non possiamo più cambiare il corso degli avvenimenti, ma forse una nostra coscienza collettiva innescherà una reazione a catena e salverà la nostra specie se reagiremo in tempo. L’uomo può evolversi positivamente solo se capisce che è in armonia con i beni di “Madre natura” e per capirlo deve tornare indietro e cercare nel passato le proprie origini naturalistiche. Solo il ritorno alla Terra e alla Natura, come energie ispiratrici e benevole, e la riscoperta del Creato come patrimonio prezioso da non sperperare, vero bene naturale comune da preservare con cura anche per i figli dei nostri figli, faranno superare tutte le difficoltà e renderanno più agevole qualsiasi ostacolo.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Dalla consapevolezza di voler operare verso azioni orientate alla ecogestione del territorio e delle attività antropiche prende l’avvio il concetto di “Sostenibilità globale e locale” e “Sviluppo Sostenibile”, che deve semplicemente garantire i bisogni delle generazioni attuali senza compromettere la possibilità che le generazioni future riescano a soddisfare i propri, ciò attraverso l’armonizzazione di elementi sociali, economici ed ambientali. Insomma, un miglioramento della qualità della vita, senza eccedere la capacità di carico degli ecosistemi di supporto, dai quali essa dipende. Il concetto informatore di questo modello di sviluppo, compatibile con le esigenze di tutela e salvaguardia delle risorse e capitale dell’umanità, ripropone una visione del mondo nella quale il fine ultimo è rappresentato dal raggiungimento di una migliore qualità della vita, dalla diffusione di una prosperità collettiva crescente ed equa, dal conseguimento di un livello ambientale non dannoso per l’uomo e per le altre specie viventi e nel quale sia possibile una più equa accessibilità alle risorse.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Insomma, diventa essenziale incentivare lo &#8220;sviluppo sostenibile&#8221; e far fronte alle esigenze della generazione attuale senza compromettere il benessere delle generazioni future. Questo è un principio che, se attuato, può portare ad un rapporto migliore uomo-ambiente, può aiutare a consegnare nelle mani dei nostri figli e nipoti, un mondo meno malato di quello che attualmente abbiamo, che, ogni giorno, soffre sempre più. Se tutti noi facessimo qualcosa per e nel il rispetto dell’ambiente, avremmo fatto il bene dei nostri figli.</h5>
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