Tutela ambientale

ANNOTAZIONI DI TUTELA AMBIENTALE

(di E. Crimi)
All’inizio il patrimonio naturalistico donatoci dalla “Madre Natura” era puro e incontaminato, mantenuto tale dalla sola catena della vita. Sulla terra siamo circa 7 miliardi di persone, sin dalla nostra prima comparsa sul pianeta, abbiamo modificato a nostro vantaggio gli ambienti naturali per cacciare, coltivare, spostarci, costruire. Abbiamo plasmato il mondo a nostra immagine, abbiamo costruito immense città dove viviamo, abbiamo realizzato porti e spianato immensi territori per costruire le nostre fabbriche, con le nostre navi trasportiamo persino le foreste. La terra ci ha consegnato le sue immense ricchezze naturali e tutte le forme di vita sul pianeta sono a noi sottomesse. Comprendiamo le conseguenze del nostro potere? Frughiamo incessantemente in ogni angolo del globo per nutrirci, siamo diventati i più grandi predatori delle risorse naturali, questo nostro viaggio ci ha portati molto lontano ed è arrivato il momento di renderci conto di cosa sta accadendo. La terra è talmente estesa che siamo arrivati a credere che abbia risorse talmente infinite, ma ci sbagliamo, il nostro pianeta ha una limitata capacità di rinnovamento che dobbiamo assolutamente imparare a gestire.
Questa è la ragione per cui sin dall’origine, tutto ciò che vive sulla terra rispetta regole e ritmi è il principio della legge della natura, e noi vogliamo restare sulla terra? Vogliamo avere un posto per noi anche un domani? Tra l’uomo e l’ambiente nel corso dei millenni si è stabilita una connessione molto stretta che si è prolungata nel corso del tempo fino ai giorni nostri. Poi l’uomo, forse inconsapevolmente, lo ha minacciato con la sua sete di utilizzo della materia prima, per soddisfare i suoi bisogni, lasciando sì che l’interesse personale, egoistico, prevaricasse su quello ambientale. La capacità dell’uomo di incidere sull’ambiente non era mai stata tale da rischiare di comprometterne l’esistenza stessa.
Le aree che rischiano maggiormente di soffrire le conseguenze peggiori sono proprio quelle più ricche di biodiversità, spesso costituite da foreste che, in alcune aree geografiche purtroppo, stanno scomparendo a ritmi drammatici, a causa dell’indiscriminato attacco che l’uomo sta portando contro di esse. La biodiversità è la vita esistente sulla terra in tutta la sua diversità e comprende tutte le forme di vita, siano esse animali o vegetali, i differenti habitat in cui vivono le specie quali gli ecosistemi come il bosco o le acque, nonché la diversità genetica delle sottospecie, le varietà e le razze. La biodiversità è il risultato di milioni di anni di evoluzione e rappresenta quindi, la base e il potenziale di tutti i processi vitali e le prestazioni degli ecosistemi sul nostro pianeta.
Oggi, con l’avvento dell’era industriale, grazie al progresso tecnologico che consente modificazioni su scale prima impensabili, e grazie al numero assai maggiore di esseri umani che vivono sulla terra, l’impatto dell’uomo è diventato tale da rischiare di modificare il normale corso degli eventi naturali. L’ambiente naturale rappresenta i valori culturali e spirituali fondamentali per molte comunità umane e tuttavia, la presenza dell’uomo non è stata sempre vantaggiosa per esse e a seconda dei periodi storici, l’uomo ha influito nella loro esistenza, a volte in modo positivo ma anche pesantemente. Infatti, l’uomo ha profondamente alterato l’ambiente a livello globale, modificando i cicli biogeochimici, cambiando l’uso del suolo, trasformando il territorio. Tutto ciò ha inevitabilmente condotto alla perdita di un enorme numero di specie che si sono estinte per 100-1000 volte in più rispetto all’era pre-umana. La distruzione o l’impoverimento degli ecosistemi attraverso la diminuzione del numero degli individui e delle specie, compromette la loro stabilità e provoca un rallentamento dei cicli che si svolgono attraverso di essi.
La tutela dell’ambiente è oramai diventata una priorità assoluta e di portata nazionale, ogni ipotesi di sviluppo e conservazione dell’ambiente è però condizionata dai continui e preoccupanti attacchi che essi subiscono: inquinamenti, disboscamenti, degrado e incendi, motivi questi che porteranno all’impoverimento del nostro, già precario, patrimonio naturalistico e conseguente modificazione irreversibile dell’ambiente. Solamente a causa degli incendi boschivi, nell’ultimo decennio abbiamo perso in Italia circa 500 mila ettari di bosco; ma è ancora più grave il fatto che non siamo ancora riusciti a ricostituire il prezioso patrimonio boschivo perso. Il bosco, infatti, contribuisce, non solo a stabilizzare il terreno, ma perfino a migliorare il paesaggio svolgendo un compito molto importante ai fini dell’equilibrio naturale. Tale consapevolezza purtroppo non ha frenato taluni attacchi indiscriminati al nostro patrimonio naturalistico che, oltre a creare notevoli danni ai beni economici delle comunità, risultano forieri di disastri ambientali difficilmente quantificabili a breve termine ma certamente aventi gravi ripercussioni sulle generazioni future.
Sono molteplici le grida di allarme che ci pervengono periodicamente dalla comunità scientifica, la terra è in pericolo, l’uomo è in pericolo, e questa nostra prosperosa civiltà dei consumi, sta gettando le basi per una folle e sconsiderata autodistruzione di un pianeta malato, stanco, oltraggiato da uno sfruttamento sconsiderato in cui ogni cosa, animata e inanimata, ha valore unicamente se e in quanto merce, prodotto da vendere. L’amore per la natura deve essere una battaglia continua con chi è privo di intelligenza naturalistica, sia esso uomo comune o un uomo delle Istituzioni, ognuno di noi deve operare per il bene dei valori naturalistici che esprime il territorio, pur nella consapevolezza che non tutte le persone detengono una sensibilità naturalistica e allora, non avendo rispetto per l’ambiente, esso ne risente e i sintomi sono gli incendi, i disboscamenti, gli inquinamenti, i dissesti idrogeologici, i rifiuti, insomma, la mancanza di rispetto per l’ambiente. I rifiuti, ovvero, la faccia scura della nostra civiltà opulenta, quindi bisogna “educare” la popolazione ad essere più rispettosa verso l’ambiente.
Certamente la repressione non può bastare a controllare e reprimere questo increscioso fenomeno che purtroppo va attribuito ad una causa sociale che scaturisce dallo scarso senso civico e da una marcata presenza di illegalità diffusa, in particolare nelle zone del meridione d’Italia dove più accentuato è il divario culturale relativo alle problematiche ambientali. E’ difficile interagire con chi è privo di cultura dell’ambiente che faccia comprendere la vera importanza del nostro patrimonio naturale. A volte nei comportamenti, anche i più attenti alle problematiche ambientali, si lasciano avvolgere dal torpore spirituale che tende a spegnere l’amore per l’ambiente naturale. Quando sono in discussione gli interessi della collettività, é lo Stato che dovrebbe intervenire. Ma quale Stato, quali Istituzioni? In alcuni casi lo Stato (o chi lo rappresenta) diventa debole e ha paura di avere coraggio nel prendere delle decisioni impopolari, anche quando un territorio volge alla noncuranza e all’oblio.

TUTELA AMBIENTALE

Non bisogna certo avere una mente eccelsa per comprendere che l’interesse del legislatore verso la natura e l’ambiente, sembra oramai una foto sbiadita, che tende a scomparire definitivamente dalle tematiche politico-sociali che si discutono oggi, e allora, come in un gioco onirico, l’animo contemplativo di chi è attento alle problematiche ambientali, molte volte, si infrange sugli irti scogli della noncuranza che i “nostri” politici governanti nutrono verso i beni naturalistici del creato. La conoscenza degli aspetti legislativi attinenti al settore ambientale può rappresentare per l’uomo fonte di arricchimento culturale riguardo a tematiche naturalistiche. Nell’ordinamento giuridico italiano la protezione dell’ambiente, bene che assurge a valore primario e assoluto, è imposta dai precetti costituzionali (La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione – art. 9 Costituzione Italiana). Inoltre, al di fuori degli ordinamenti scritti dall’uomo, sono sottintese le norme che non amano i codici e che provengono direttamente dal nostro cuore che dobbiamo sapere ascoltare. Pertanto, la configurabilità dell’ambiente come bene giuridico e trascendentale non può essere ignorata e calpestata dall’uomo attraverso tagli continui alle risorse finanziarie, perché essa rappresenta una garanzia per consentire una qualità della vita a livelli accettabili. Eppure, il legislatore con la sua mente piccola, non ha ancora la piena consapevolezza della gravissima crisi ambientale che gli uomini con l’intelligenza naturalistica, figli di questa terra splendida ma martoriata dalla ipocrisia dei “senza anima” stanno vivendo. Una crisi che nessuna ideologia o sistema riusciranno facilmente a oltrepassare, e che non troverà certo soluzione in appelli e impegni sempre meno credibili, sullo scenario di un progresso a tutti i costi a oltraggio dell’ambiente, dell’espansione illimitata a spese dei più deboli e degli egoismi individuali, che chiudono mente e cuore al vero equilibrio della vita.
L’umanità sta commettendo un grave errore e la “Madre terra” da dove veniamo tutti noi sembra lontanissima e vaga, non guardiamo più alla bellezza del pianeta ma solo a quanto può fare per la nostra specie e cosa ci permette di produrre. Lasciamo impronte ovunque andiamo, il pianeta è nostro e tutto ciò che vive intorno a noi è danneggiato dalla nostra esistenza. E ora, dove andremo? Forse stiamo sognando se pensiamo di andare avanti con questa frenetica crescita senza che vi siano conseguenze per l’ambiente. Come siamo arrivati a questo punto in cui non vediamo più ciò che ci circonda? Quante volte ognuno di noi ha dovuto pensare che alcune circostanze o accadimenti non sono in linea con le dotazioni culturali naturalistiche di un paese civile? Che futuro ha un popolo che non rispetta il suo ambiente naturale? Un grande capo indiano affermava che la terra non appartiene all’uomo, ma e’ l’uomo che appartiene alla terra, tuttavia, non possiamo fermarci a degli slogan filosofici che arricchiscono la mente e a volte impoveriscono la praticità giornaliera dell’agire che invece va corroborata.
E’ necessario conoscere e rispettare le leggi che regolano la natura e preservare dalla distruzione le risorse di cui disponiamo. Talvolta, ci si sente chiedere: l’uomo non può vivere ugualmente bene anche se alle infinite specie di animali e vegetali che si sono estinte nel passato se ne aggiungano ancora delle altre? Non può vivere egualmente bene sottoponendo tutti i boschi a indiscriminati tagli, senza lasciare nessuna area allo stato naturale? Ma perché difendere l’Ambiente? Innanzi tutto dobbiamo difendere gli ambienti naturali e le specie rare per motivi scientifici che rappresentano uno sviluppo di idee, di teorie, il cui primo scopo è cercare di spiegare il mondo in cui viviamo e i suoi fenomeni.
Qualsiasi specie di animali o di vegetali e qualsiasi ambiente ancora preservato all’azione nefasta dell’uomo può prestarsi a studi del più alto interesse, che possono arrecare grandi contributi alla conoscenza delle leggi della natura. Un altro motivo per cui dobbiamo difendere gli ambienti naturali è la salvaguardia della diversità degli esseri viventi, animali o vegetali, risultato di una lunga evoluzione, costituisce una delle più importanti condizioni della stabilità della biosfera nel tempo. La nostra storia di uomini assennati ci porta a volte a “vivere come vittime” questa condizione, senza alcuna speranza che tutto può cambiare, usiamo ciò per giustificare le nostre azioni…questo è frustrante. La percezione che oggi abbiamo seguendo i mass-media, è quella di un Pianeta quale sistema chiuso, nel quale ogni risorsa naturale trova i suoi limiti nella disponibilità e nella capacità di assorbimento dell’ecosistema, in altre parole la coscienza dei limiti dello sviluppo di questa nostra società contemporanea, ha aperto la strada ad un dibattito alquanto profondo e ad una crescente attenzione da parte della comunità scientifica e della società civile.
La tutela e la salvaguardia dell’ambiente passa attraverso l’apprendimento e lo studio di tutte le componenti che con esso interagiscono. Il rapporto che l’uomo ha saputo nei secoli creare con l’ambiente si fonda proprio su benefici e difficoltà che hanno caratterizzato le attività antropiche che ivi si sono sviluppate e che hanno reso le aree naturalistiche fonte di benessere per la qualità della vita, creatrici di ambiti ricreazionali nonché protagoniste nella conservazione e valorizzazione del patrimonio ambientale, paesaggistico ed idrogeologico. La conservazione dell’ambiente e la salvaguardia della sua funzionalità si pongono in quanto funzionali alla perpetuazione del flusso di utilità che da esso è possibile ritrarre vale per quanto produce, anche se sono beni non facilmente monetizzabili come ossigeno, fauna selvatica, spazio ricreativo, paesaggio, ecc..
Oggi, nei paesi industrializzati, la società chiede a voce alta questi valori, come il miglioramento della qualità ambientale (aria, acqua non inquinate, ecc.) e della vita anche sotto il profilo paesaggistico, culturale e spirituale. Dunque, l’ambiente come capitale da salvaguardare, nella considerazione del rapporto critico tra crescita ed ecosistema e del processo irreversibile costituito dallo sfruttamento delle risorse non rinnovabili. Forse non è lontano il momento in cui l’umanità dovrà guardarsi allo specchio e fare i conti con un forviante concetto di progresso e di sviluppo a tutti i costi, forse arriverà il tempo di trovare radicali soluzioni ad un quadro globale devastante che, di giorno in giorno, si aggrava sempre di più. Con un pizzico di auspicabile ottimismo, dobbiamo augurarci che qualcuno, chi deve decidere, si accorga dei propri errori ed arrivi il momento in cui si renda conto che l’inestimabile valore ambientale è meritevole di grande attenzione e tutela. Pur sapendo cosa sta accadendo, non possiamo più cambiare il corso degli avvenimenti, ma forse una nostra coscienza collettiva innescherà una reazione a catena e salverà la nostra specie se reagiremo in tempo. L’uomo può evolversi positivamente solo se capisce che è in armonia con i beni di “Madre natura” e per capirlo deve tornare indietro e cercare nel passato le proprie origini naturalistiche. Solo il ritorno alla Terra e alla Natura, come energie ispiratrici e benevole, e la riscoperta del Creato come patrimonio prezioso da non sperperare, vero bene naturale comune da preservare con cura anche per i figli dei nostri figli, faranno superare tutte le difficoltà e renderanno più agevole qualsiasi ostacolo.
Dalla consapevolezza di voler operare verso azioni orientate alla ecogestione del territorio e delle attività antropiche prende l’avvio il concetto di “Sostenibilità globale e locale” e “Sviluppo Sostenibile”, che deve semplicemente garantire i bisogni delle generazioni attuali senza compromettere la possibilità che le generazioni future riescano a soddisfare i propri, ciò attraverso l’armonizzazione di elementi sociali, economici ed ambientali. Insomma, un miglioramento della qualità della vita, senza eccedere la capacità di carico degli ecosistemi di supporto, dai quali essa dipende. Il concetto informatore di questo modello di sviluppo, compatibile con le esigenze di tutela e salvaguardia delle risorse e capitale dell’umanità, ripropone una visione del mondo nella quale il fine ultimo è rappresentato dal raggiungimento di una migliore qualità della vita, dalla diffusione di una prosperità collettiva crescente ed equa, dal conseguimento di un livello ambientale non dannoso per l’uomo e per le altre specie viventi e nel quale sia possibile una più equa accessibilità alle risorse.
Insomma, diventa essenziale incentivare lo “sviluppo sostenibile” e far fronte alle esigenze della generazione attuale senza compromettere il benessere delle generazioni future. Questo è un principio che, se attuato, può portare ad un rapporto migliore uomo-ambiente, può aiutare a consegnare nelle mani dei nostri figli e nipoti, un mondo meno malato di quello che attualmente abbiamo, che, ogni giorno, soffre sempre più. Se tutti noi facessimo qualcosa per e nel il rispetto dell’ambiente, avremmo fatto il bene dei nostri figli.

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