Colata lavica a bassa quota

 Mons Djebel 

          Dopo la vivace attività stromboliana dei primi giorni, con scosse di terremoto, tremori e bagliori, continua a fasi alterne ma senza sosta, l’attività effusiva dell’Etna che ci regala scenari bellissimi e suggestivi  immagini della lava che rotola sul terreno coperto dalla neve.
          La colata proviene da una bocca effusiva posta  in corrispondenza della parte più bassa della frattura eruttiva sud-occidentale, apertasi il 28 dicembre 2014. Dopo aver attraversato la zona pianeggiante a sud dei crateri sommitali, conosciuta anche come “Cratere del Piano”, la colata è passata ad ovest del Monte Frumento Supino dirigendosi verso la zona fra Milia e Galvarina, e dividendosi in due rami principali che già nella mattinata del 2 febbraio scorso, avevano raggiunto una quota poco sotto 2000 mt., senza peraltro rappresentare pericoli immediati.

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           L’Etna viene costantemente monitorata, tuttavia, come spesso capita, il grande Signore del fuoco, al momento preferisce solo fare sentire la sua presenza, attraverso fenomeni di manifestazione, insomma, per così dire: io ci sono!!!

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           L’attività vulcanica nell’area etnea trae le proprie origini in epoche geologiche relativamente recenti, probabilmente nel pleistocene tra 700.000 e 500.000 anni fa, quando a Nord si formava la pianura padano-veneta e nella nostra isola l’Etna o, come veniva chiamato anticamente con un binomio latino-arabo; il Mons Djebel (Mons Gebel), il monte dei monti.
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         L’Etna, avente un volume di circa 500 km3, è il vulcano attivo più grande d’Europa e uno tra i più grandi del mondo. Il territorio dell’Etna si innalza dalle rive del mare Jonio sino al cratere centrale, dove il nero delle lave si fonde con l’azzurro del cielo in un’unica tonalità di grande impatto visivo.
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          La sua base ha una forma quasi ovale di circa 1.600 km2, con l’asse maggiore, in direzione Nord-Sud, lungo circa 60 km e quello minore, in direzione Est-Ovest, di circa 40 km. Il perimetro, di 150 km, è segnato dai fiumi Simeto ed Alcantara e, per circa 30 km, dal Mar Ionio. A Sud, la piana di Catania separa il vulcano dai Monti Iblei, più antichi e di origine vulcanica; a Nord, invece, l’Etna confina con i Monti Peloritani, costituiti prevalentemente da rocce granitiche.
          Le prime eruzioni sottomarine e quindi l’accumularsi delle numerose lave di base, sommate ad un generale sollevamento tettonico dell’area, provocavano l’emersione di tutta la zona, dove prima esisteva un grande golfo, che oggi possimo individuare tra i corsi dei fiumi Alcantara a Nord e Simeto a Sud-Ovest.  

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 ” …vedemmo l’Etna ondeggiante dalle fornaci spaccate e rotolare sfere di fiamme e macigni di lava, allora, io ero la, sulla più alta delle montagne, e tutto intorno a me c’era l’intero cerchio del mondo.
          E mentre ero la, vidi più di ciò che posso dire e capii più di quanto vidi; perché stavo guardando in maniera sacra la forma spirituale di ogni cosa e la forma di tutte le cose che, tutte insieme, sono un solo essere “l’Etna, il grande Signore del fuoco”

(E. Crimi)

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